Sinossi

Il rais e la sua ciurma di 21 uomini, un po' uomini e un po' pirati, vivono la lunga stagione della pesca del tonno: sono gli ultimi epigoni della storia millenaria delle tonnare. Ci immergiamo nel loro mondo, un mondo di lavoro fatto di pochissime parole e molti gesti, di lunghe pause e improvvise accelerazioni.Affiniamo l'ascolto e assaporiamo l'osservazione, la camera diventa fissa, i movimenti interni, la luce crea e le ombre sono ormai solide: è un cinema primitivo in qualche modo, il bianco e nero si impone. I lunghi mesi di costruzione della tonnara in vista della catarsi della mattanza ci guidano verso un finale inatteso…

Note di regia

“Tutto è partito dalla necessità di entrare in un mondo diverso dal mio, una dimensione diversa dalla mia, che procede con le sue regole e i suoi tempi. Avevo in mente le mattanze girate da Rossellini e da De Seta, pure icone.

Mi chiedevo: cosa resta oggi delle tonnare? Mi ci sono tuffato dentro, senza difese, come un corpo estraneo, con un forte rischio di rigetto.

Sulla banchina, un portale dà su un grande piazzale lastricato di pietra vulcanica. Sull'angolo a sinistra brilla uno specchio appeso al muro, sopra un lavello oblungo, mi immagino pescatori barbuti che si rasano con la pipa in bocca... Da lì dietro esce un uomo dal fisico massiccio, occhiali da sole scuri, che avanza verso di me. È il rais, Luigi, mi offre una stretta di mano vigorosa e un sorriso sicuro di sé. Mi dice, con l'aria divertita: “Ma per caso sei animalista?”. Gli rispondo: “Diciamo piuttosto che sono... animale!”. Ride: “Noi siamo sempre qui, fino a luglio, vieni quando vuoi”.

In tonnara c'è solo il presente: il passato è rimosso, le tensioni verso il futuro abolite. Un mondo rude, sensazioni semplici e pungenti – caldo, spossatezza, pericolo, fame, paura – che mi ripuliscono. Alla fine resta il bianco e nero, regna la luce, i contrasti, i riflessi; l'inquadratura si fissa sui gesti del lavoro; le parole sono rare, quasi assenti. Un cinema primitivo, in qualche modo.

Nodi per cucire le reti tra loro, altri nodi per fissarle alla catena rugginosa destinata al fondo del mare. A terra, il suolo è cosparso di vecchie cime, maglie di catene, frammenti di cavi che si contorcono in vecchi nodi sfilacciati, souvenir delle passate stagioni in tonnara.

Nodi che misurano la velocità in mare, ma anche la velocità della vita in tonnara, rallentata dall'inerzia della natura, dal peso del presente che a volte rende le giornate interminabili”

Giuseppe Casu

Giuseppe Casu (Cagliari, 1968) si è laureato in fisica nel 1993, ha poi seguito la scuola di regia e montaggio “Anna Magnani” a Prato, lo stage di regia Arscipro a Parigi e si è diplomato in montaggio all'Istituto Rossellini di Roma. Ha realizzato diversi documentari, tra cui “Arcobaleno” (2002), “Senza Ferro” (2010), “L'amore e la follia” (2012).

Appuntamento

Il film, in Concorso nella Sezione Documentari del Festival CinemAmbiente di Torino sarà proiettato il 7 ottobre alle ore 20.15 a Torino presso il Cinema Massimo 3, Via Giuseppe Verdi, 18 (Tel. 011/8138 574 - 011/8138 509 – 510). Sarà presente il regista.
Modalità d’ingresso:ingresso gratuito, fino a esaurimento posti disponibili.
Nota: occorre ritirare i biglietti gratuiti (max. 2 per spettatore) da un’ora prima della proiezione.