Perché la FASI ha dedicato "Sa Die de sa Sardigna" al Centenario della Brigata "Sassari" nella Grande Guerra

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La FASI (Federazione Associazioni Sarde in Italia) ha dedicato “Sa Die de sa Sardigna”, annualmente celebrata dai circoli dei sardi fuori dell'Isola, al 100° anniversario della Brigata "Sassari" nella prima guerra mondiale.
500 persone, in rappresentanza dei 70 circoli della FASI attivi nell'Italia continentale, si sono trovate a Trieste, sede storica della Brigata, per una grande manifestazione commemorativa.
L'omaggio alla Brigata ha voluto essere un riconoscimento delle sue azioni gloriose durante il primo conflitto mondiale ma ha voluto contestualmente simboleggiare i sentimenti di affettuosa e riconoscente memoria che il popolo sardo, a nome dell'intero popolo italiano, ritiene che si debbano tenere vivi nei confronti dei caduti in quella guerra, moltissimi dei quali provenivano dai paesi della Sardegna.

La storia ci dice che i sardi hanno pagato il più alto tributo di sangue tra tutte le comunità regionali se si considera la percentuale dei caduti in rapporto al numero degli abitanti e al numero dei soldati inviati al fronte. E' la memoria delle terribili carneficine della prima (e poi della seconda) guerra mondiale che ha ispirato l’articolo 11 della Costituzione italiana: "L'Italia ripudia la guerra".

Oltre il doveroso, memore rispetto per i caduti e per tutti coloro che in questi territori di confine hanno combattuto, c’è stata un’altra ragione fondamentale che ha ispirato l'iniziativa della FASI di onorare la Brigata "Sassari" in occasione dell'edizione 2015 de "Sa Die de sa Sardigna"- Festa del popolo sardo: alla fine degli avvenimenti bellici il numero enorme di sardi sacrificatisi per la patria non poteva essere passato sotto silenzio dai reduci e dai familiari dei caduti e si ebbero così in Sardegna conseguenze che hanno influenzato e ancora influenzano la storia dell'isola e la sua particolarità.
La Brigata "Sassari” era l'unica a reclutamento regionale. Provenienti da una regione economicamente arretrata, pastori e contadini - il cui universo era rappresentato fino ad allora dal proprio villaggio e dalla propria montagna - si unirono per la prima volta a livello di massa riconoscendosi come "fratelli" e creando uno spirito di corpo, che varrà non solo per la conquista delle posizioni nemiche ma anche per l'acquisizione di una coscienza regionale unitaria. Grazie all’opera di intellettuali come Emilio Lussu, Attilio Deffenu, Camillo Bellieni, Francesco Fancello, Dino Giacobbe i fanti diventarono popolo.
Nel primo dopoguerra quei reduci diedero vita al movimento sardista che avrà parte grande nella crescita civile, culturale e politica della Sardegna. La presa di coscienza dei soldati sardi dalle trincee del Carso all’altopiano di Asiago produrrà un fatto storico unico in Italia: il movimento degli ex combattenti rifiuterà in massa di aderire al fascismo e, anzi, opponendosi ad esso, gli impedirà per ben quattro anni di affermarsi in Sardegna.
Dentro questa celebrazione abbiamo coltivato anche questa peculiarità della nostra storia e la conquista, sicuramente ad essa collegata, nel secondo dopoguerra, dello Statuto dell'Autonomia.
Non è stata quindi casuale la scelta di organizzare un convegno per approfondire oggi le ragioni della nostra autonomia, proprio oggi che alcuni, ignorando la storia, la vorrebbero mettere in discussione. A nostro avviso queste ragioni sono rafforzate e rinnovate, nella storia di oggi, dall'essere la Sardegna regione avanzata di quel confine d’Italia e d’Europa che è il Mare Mediterraneo, in cui la presenza della Brigata “Sassari" è simbolico presidio e fattore di pace, come ha dimostrato nei punti di crisi più gravi nel mondo.

La manifestazione è stata una occasione felice di confronto fra due regioni importanti di confine, con peculiarità di lingue e di cultura, di popoli fieri della loro autonomia. La presenza dei massimi esponenti dei due governi regionali ha consolidato un rapporto di amicizia e collaborazione. In questo scambio è rientrata anche l'esposizione denominata "Sarda Tellus" di prodotti e di cibi della nostra isola con la collaborazione della Coldiretti di Sassari.
È stato, anche nel tempo di EXPO 2015, un contributo a quel grande movimento e proposito di pace che è insito nello slogan “Nutrire il Pianeta / Energia per la Vita".

Abbiamo portato in questa manifestazione le donne, i giovani, gli uomini emigrati sardi (con i loro fazzoletti bianchi e rossi) ma anche i cittadini di   quelle regioni dove vivono e lavorano dando un esempio di uno spirito positivo e fruttifero di integrazione, incontro modello ideale per quello spirito di accoglienza e di solidarietà che deve ispirare le politiche verso i nuovi migranti.
Insieme a queste idee abbiamo portato a Trieste, come sempre, i nostri canti, i nostri balli, la nostra cultura.

La Presidente FASI

Serafina Mascia